Telefono: 0124/454611 - Fax 0124/29102 - E-Mail generica: comune@rivarolocanavese.it - PEC: rivarolocanavese@pec.it - Consulta tutti gli indirizzo PEC del Comune

Menù di navigazione

Amministrazione Trasparente

I MOTI DEL 1821

I MOTI DEL 1821

UN RIVAROLESE GUIDA L’INSURREZIONE 

DI ALESSANDRIA DEL 9 E 10 MARZO

 

La rivoluzione divampa ad Alessandria: nella notte fra il 9 e 10 marzo 1821 agli ordini del capitano rivarolese  conte Isidoro Palma di Borgofranco e del tenente Giuseppe Garelli, i militari congiurati, che appartengono alla società segreta dei Federati, spalancano le porte della Cittadella per lasciare entrare i reparti di altri insorti, tra cui spiccano quelli comandati da Luigi Baronis e dal conte Carlo Bianco di Saint Jorioz. Il giorno dopo, inalberato il tricolore (non è chiaro se si tratta del tricolore carbonaro nero azzurro e rosso o già quello italiano verde bianco e rosso)  e formata una giunta di governo, il colonnello Guglielmo Ansaldi, comandante in seconda della Brigata Savoia, proclama la Costituzione di Spagna e la volontà di battersi per l'indipendenza italiana.

Con quel moto voluto da Santorre di Santa Rosa, da Giacinto Provana di Collegno, da Carlo Asinari di San Marzano, da Guglielmo Moffa di Lisio, da Ansaldi, da Bianco e dagli altri loro compagni, un moto che segue la rivoluzione napoletana dell'anno prima, comincia nell' azione, non più soltanto nel pensiero, il Risorgimento.

Dopo il fallimento di questi moti (che vedono in prima fila anche i fratelli Alerino e Maurizio Palma di Cesnola) a causa dei tentennamenti di Carlo Alberto e all’intervento austriaco, il conte Isidoro Palma, che, nel frattempo è riuscito a mettersi in salvo, con altri 97 patrioti, è condannato a morte e impiccato in effigie.

La sua fuga è particolarmente avventurosa: imbarcatosi infatti su una nave francese, a causa di una furiosa tempesta torna a terra su una spiaggia ligure. È arrestato ma viene poi rilasciato sia per l’intervento di molti conoscenti, sia per le pressioni del governo francese, sia infine perché naufrago. La condanna a morte è poi tramuta  in condanna all’esilio, il capitano Isidoro si stabilisce in Francia e ritorna in Piemonte quando tutte le condanne per i moti del 1821 sono annullate.

A cura di Riccardo Poletto

 

La prima volta del Tricolore

I reparti militari di Alessandria, che il 10 marzo 1821 diedero inizio all’insurrezione, issarono la bandiera tricolore per la prima volta nella storia risorgimentale presso la Cittadella di Alessandria, insieme a quella carbonara, seguiti subito dopo dai presidi di Vercelli e Torino. In quell’occasione fu emesso da parte dei generali insorti il famoso Pronunciamento, un proclama con il quale si decise l’adozione di una costituzione, improntata su quella spagnola di Cadice del 1812, che prevedeva maggiori diritti per il popolo piemontese e una riduzione del potere del sovrano. Ma il re, dopo aver tentato di convincere gli insorti all’obbedienza e ricevuto da Lubiana le delibere delle potenze che negavano ogni sorta di innovazione liberale all’Italia, piuttosto che concedere il documento, preferì abdicare in favore del fratello Carlo Felice di Savoia, che si trovava però a Modena. La reggenza venne così affidata al principe Carlo Alberto che, assunto l’incarico, dapprima fu assalito da dubbi poiché non volle prendere decisioni senza consultare Carlo Felice, ma premuto dai Federati concesse la Costituzione, nominò una giunta, concesse l’amnistia agli insorti e nominò Santorre di Santarosa ministro della guerra del governo provvisorio.

 

L’ordine del giorno firmato da Santorre di Santa Rosa, ministro della guerra