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22 MARZO 1863

22 MARZO 1863

RIVAROLO CANAVESE E’ CITTA’

 

Il Regio decreto che accorda al Comune di Rivarolo il titolo di Città è il numero 1210 e porta la data del 22 marzo 1863 .

E’ datato Torino, capitale da appena due anni del Regno d’Italia, ed è firmato da Re Vittorio Emanuele II che quell’unificazione, sotto la corona di Casa Savoia, aveva fortemente voluto. Nel decreto si fa riferimento alla deliberazione del Consiglio comunale di Rivarolo del 12 ottobre 1862  in cui l’assemblea chiedeva che “Rivarolo potesse fregiarsi del titolo di Città”. La registrazione del decreto avvenne in data 13 aprile 1863 presso la Corte dei conti.

Nello stesso documento troviamo le firme del Guardasigilli (il ministro di Grazia e Giustizia) Giuseppe Pisanelli e del ministro dell’Interno, Ubaldino Peruzzi, che facevano entrambi parte del governo guidato da Luigi Carlo Farini. 

Il Regio decreto su Rivarolo dichiarata Città, ci offre l’occasione per conoscere meglio questi tre personaggi del Risorgimento italiano che svolsero un importate lavoro al servizio del neonato Regno d’Italia.

 

Tutti i ministri di Farini


La sua firma non compare nel Regio decreto che assegna il titolo di Città a Rivarolo, a differenza di quelle dei ministri Pisanelli e Peruzzi. Ma è sotto il governo presieduto dal medico, storico e patriota di origini ravvenate, Luigi Carlo Farini,  che Rivarolo diventa Città. Farini fu presidente del Consiglio tra l'8 dicembre 1862 e il 24 marzo 1863, appena due giorni dopo la concessione del titolo di Città a Rivarolo. Ma Farini rivela i sintomi di una grave malattia mentale, che viene tenuta nascosta per non allarmare un gruppo finanziario con cui il governo aveva avviato delle trattative per ottenere un consistente  prestito. È comunque costretto alle dimissioni dopo un Consiglio dei ministri in cui, in seguito all’insurrezione polacca contro lo zar di Russia, era arrivato a minacciare addirittura il Re Vittorio Emanuele con un coltello alla gola  per costringerlo a schierarsi con gli insorti e a firmare la dichiarazione di guerra all'impero russo. In precedenza Farini aveva ricoperto anche  l’incarico di ministro dell’interno nel terzo governo Cavour e di ministro della pubblica istruzione nel governo guidato da Massimo d’Azeglio.

Farini muore in miseria nel 1866, dopo essere stato ricoverato nello "stabilimento di salute"  (il manicomio) di Novalesa. Viene sepolto dapprima nel cimitero monumentale di Torino; nel 1878 le sue spoglie furono disseppellite e traslate nel cimitero della sua cittadina natale, Russi, in provincia di Ravenna; nel capoluogo ravennate  un monumento ricorda la sua figura.

 

Giuseppe Pisanelli (Tricase, Lecce, 1812 - Napoli 1879)


Originario di Tricase, in provincia di Lecce, studiò giurisprudenza a Napoli e vi esercitò poi l'avvocatura. Deputato (1848) al Parlamento napoletano, perseguitato per i suoi sentimenti antiborbonici, fuggì a Civitavecchia, poi a Genova, insieme ad altri patrioti; fu condannato in contumacia alla pena di morte e alla confisca dei beni. A Londra e a Parigi conobbe Guglielmo Pepe e Vincenzo Gioberti. Stabilitosi nel 1852 a Torino con Antonio Scialoja curò gli otto volumi del Commentario del codice di procedura civile per gli stati sardi. Tornato a Napoli (1860), fu nominato da Garibaldi ministro di Grazia e Giustizia; ma durò in carica solo ventidue giorni. Deputato al Parlamento (1860-67), fu ministro di Grazia e Giustizia e Culti nel ministero Farini e in quello Minghetti; in questo periodo mise mano alla redazione del codice civile e del codice di procedura civile. Morì a Napoli all’età, di 67 anni.

 

Ubaldino Peruzzi de’  Medici (Firenze 1822- Firenze 1891)


Ricoprì per due volte l’incarico di ministro dell’Interno nei gabinetti Farini - Minghetti (dicembre 1862-settembre 1864). In precedenza era stato ministro dei lavori pubblici nei governi Cavour e Ricasoli.Da responsabile dell’Interno, lavorò alla stesura della legge comunale e provinciale; operò per favorire il riordino del dicastero e della sua burocrazia nella logica di una “spiemontesizzazione” degli apparati statali. Tuttavia, il passaggio più importante della sua seconda esperienza governativa fu il coinvolgimento nelle manovre che, sulla scia della crisi d’Aspromonte (29 agosto 1862), portarono poi allo spostamento della capitale da Torino a Firenze (città di cui fu sindaco dal 1870 al 1878). Il 28 giugno 1862 aveva dichiarato in un provocatorio discorso che fin quando la sede del governo fosse rimasta in Piemonte appariva «difficilissimo dare all’amministrazione indirizzo, schiettamente, intieramente, largamente italiano». Tali precedenti spinsero a identificare in lui il primo responsabile della Convenzione del settembre 1864 e soprattutto l’emblema del “‘tradimento” verso Torino.

 

a cura di Guido Novaria