Telefono: 0124/454611 - Fax 0124/29102 - E-Mail generica: comune@rivarolocanavese.it - PEC: rivarolocanavese@pec.it - Consulta tutti gli indirizzo PEC del Comune

Menù di navigazione

Amministrazione Trasparente

N. 17 - 26 ottobre 2020

Addio a Domenico Rostagno,

dal 1975 al 1993 sindaco di Rivarolo

 

Si è spento giovedì scorso nella Casa di riposo di Rivarolo l'ex sindaco Domenico Rostagno. Avrebbe compiuto 92 anni il prossimo 30 novembre Dal 1961 in amministrazione ha indossato la fascia tricolore dal  1975 al 1993, diventando così il sindaco più longevo nella storia amministrativa di Rivarolo.

 

Riportiamo ampi stralci dell’articolo scritto da Mauro Michelotti per la Sentinella del Canavese del 23 ottobre.

 

L’ultima uscita pubblica di Domenico Rostagno, nel luglio dello scorso anno, in occasione dell’inaugurazione della Galleria dei sindaci, a Palazzo Lomellini, iniziativa voluta dal consigliere delegato alla Memoria, Guido Novaria, ed alla quale aveva partecipato volentieri. Sorridente, accanto ai colleghi Carlo Bollero, Edoardo Gaetano, Riccardo Poletto e, naturalmente, del figlio Alberto, era apparso in grande forma. Poi, tre mesi dopo, il 27 ottobre, un’emorragia cerebrale.

 

 

 

La malattia

Ricoverato prima all’ospedale di Ivrea, era poi stato trasferito al San Giovanni Bosco di Torino per l’intervento chirurgico. Un’operazione andata bene (tre giorni dopo aveva chiesto ai figli di poter leggere i giornali) che aveva rassicurato la famiglia, ma dopo un’ulteriore passaggio ad Ivrea e il rientro a casa, le prime difficoltà, soprattutto motorie, che hanno cominciato ad incidere anche sull’umore. Ospite per un periodo al Barucco di Valperga, era poi stato accolto nella casa di riposo cittadina. Alti e bassi, ma mai la sensazione che potesse esserci più che una ripresa vera, un’effettiva volontà di riprendersi. Del resto, per un uomo abituato ad essere sempre così attivo e presente, la condizione di inabilità, anche se parziale, lo aveva reso più fragile. I figli (con Alberto, Antonello, Gaetano) lo hanno assistito amorevolmente, sino alla fine che, per quanto attesa, viste le notizie trapelate negli ultimi giorni, appena è rimbalzata, in città, ha suscitato un’enorme emozione e d un profondo cordoglio che è di tutto un territorio. Perché se n’è andato il sindaco più importante che Rivarolo abbia avuto dal dopoguerra, tre mandati consecutivi da primo cittadino ma trent’anni in Comune, a Palazzo Lomellini, al servizio della gente.

 

La visione politica

Un uomo di uno spessore, di una tempra, di una visione come pochi altri. Un peccato, davvero, la sua mancata elezione a Senatore della Repubblica. Avrebbe meritato di sedere su quello scranno. Del resto, chiunque abbia conosciuto Domenico Rostagno, sa bene quali fossero l’intelligenza, le qualità, le capacità. Prima di sedere sulla poltrona di primo cittadino, gli assessorati  all’Istruzione, ai Lavori pubblici dove aveva eccelso.

 

La politica nel sangue, la dc

Uomo di profonda cultura, Domenico Rostagno lo era per davvero. Non per niente aveva fatto carriera alla Paravia, diventando funzionario. Da venditore di libri che si divideva tra Torino e Padova a responsabile di tutta un’area, nel Settentrione dell’Italia, quella sì, colta, non ci si arriva senza la stoffa. E la stoffa c’era, c’era tutta.
Era diventato punto di riferimento, in Canavese, per Forze Nuove, la corrente della sinistra dc che aveva in Carlo Donat Cattin e Guido Bodrato, suoi amici personali, due autentici baluardi. Era, quella, la politica con la P maiuscola, e quegli uomini, politici con la P maiuscola. Diventare sindaco di Rivarolo, per lui, un predestinato, fu inevitabile. Con accanto gente di altrettanto spessore come i democristiani Giuseppe Ponchia, il ragioniere di ferro, anche lui sindaco, Pasquale Della Sala, mai troppo rimpianto assessore alle Politiche sociali, Riccardo Poletto, che lo avvicendò sulla poltrona di primo cittadino, lo storico della città, e il “rampante” socialista Riccardo Nicotra ( Rostagno fu il primo a sperimentare una giunta di centrosinistra), l’evoluzione, lo sviluppo, la crescita di Rivarolo fu inarrestabile tanto da meritarsi l’appellativo di città “cuore del terziario canavesano. Industrie fiorenti, il commercio a fare da traino, le scuole un’eccellenza territoriale, un modello, alla fine, quella Rivarolo, straordinaria Rivarolo, da esportare. In tutto questo, Domenico Rostagno aveva conservato la semplicità dell’uomo che sa emozionarsi davanti a un tramonto montano tanto da sussurrare: «C’è qualcosa di più bello?».